domenica 18 febbraio 2018

"Verso l'arcangelico regno dei partigiani"

La citazione di Beppe Fenoglio ha dato il titolo all'iniziativa promossa da ANPI Provinciale di Pavia e finalizzata a raccogliere "scatti antifascisti" per raccontare attraverso le immagini il percorso che ha portato ciascuno a scegliere l'antifascismo.


Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno partecipato al progetto, con l'invito a continuare a scattare immagini resistenti.


In questa galleria pubblichiamo le fotografie che ci avete inviato per raccontare la vostra storia antifascista.




Cartoline scritte dai miei nonni materni - Simona Lepore



A mio nonno - Enea Bartolini





Deportazione. Possa il treno essere oggi
simbolo di libertà - Francesco Rimoli



Marzabotto, Monte Sole, giugno 2012 - Alessio Duranti



"Ho tanti ricordi di mio padre, ma il più importante è quando lo
vidi per la prima volta: avevo 5 anni" - Simona Lepore


sabato 17 febbraio 2018

Mai più fascismi - mai più razzismi

Manifestazione nazionale - Roma, 24 febbraio 2018

Diamo vita insieme a Roma, capitale della Repubblica nata dall'antifascismo e dalla Resistenza, ad una manifestazione che dev'essere davvero grande, popolare, pacifica, partecipata, patrimonio di quanti hanno a cuore l’inalienabile valore della libertà. Lo chiediamo a tutte le persone, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai giovani, alle ragazze, agli anziani, alle famiglie, alle comunità, indipendentemente dalle opinioni politiche, dal credo religioso e da luoghi di provenienza.

L’Italia democratica, solidale , responsabile, civile deve alzare la testa e, unita, contrastare con gli strumenti della democrazia, del dialogo, della cultura e della partecipazione ogni deriva razzista, oscurantista, autoritaria ed ogni irresponsabile demaogia che fomenta paure, rancori, xenofobie. L’emigrazione è un irreversibile fenomeno di cui bisogna analizzare cause e responsabilità; coinvolge l’intera Europa e non si risolve con muri e barriere. La gestione delle politiche migratorie dev'essere una gestione sana propositiva, che crei davvero le condizioni per un piena integrazione sociale nel rispetto del dettato costituzionale.

Il tragico tiro al bersaglio di Macerata contro inermi migranti conferma che il tema del razzismo e del fascismo è rammaricamente all’'rdine del giorno; chi minimizza o addirittura sostiene i comportamenti criminali come la tentata strage è allo stesso modo corresponsabile della diffusione di pulsioni razziste e fasciste oggi presenti in segmenti per fortuna minoritari della popolazione. Ma esiste un'altra Italia, quella del volontariato, dell'associazionismo, della convivenza, della solidarietà, delle lotte democratiche; a questa Italia noi vogliamo dare voce. 

venerdì 16 febbraio 2018

Pietre d'inciampo 2019

Il Comitato Pietre d’Inciampo Provincia di Pavia, nato nel giugno scorso dalla collaborazione Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Comitato Pavia e l’Associazione Nazionale Ex Deportati, alla luce della positiva esperienza anno 2018, che ha visto, per la prima volta nel nostro territorio, la posa di 9 pietre d’inciampo per 9 deportati nei lager con lo scultore Gunter Demnig, ideatore del progetto, ripropone ai cittadini e alle associazioni l’edizione 2019.


Le pietre d’inciampo necessitano di una prenotazione anticipata di parecchi mesi presso lo studio dello scultore e il rispetto di alcune clausole, quali il consenso dei familiari della persona deportata, l’indicazione precisa del luogo della deportazione, la traccia documentata della biografia del deportato/a, di cui il Comitato si riserva di valutare l’attendibilità, il consenso della proprietà (pubblica o privata) sul cui suolo verrà posta la pietra d’inciampo che inscrive nel tessuto materiale delle nostre città la memoria viva e vibrante di quanti ebbero il nome, e spesso la vita, strappata nel gorgo della deportazione nazifascista.

Questo è il regolamento completo, che potete consultare per conoscere ogni dettaglio della procedura, e questo è il modulo che potete scaricare e che dovete inviare compilato all'indirizzo email sotto indicato.

Il Comitato Pietre d’inciampo, nel farsi promotore dell’edizione 2019, che vede anche la collaborazione e il supporto scientifico del prof. Pierangelo Lombardi dell’Università degli Studi di Pavia, raccoglierà unicamente le domande che perverranno via email all’indirizzo pietreinciampo.pavia@gmail.com entro e non oltre venerdì 29 marzo 2018.
Le domande inviate oltre tale scadenza verranno eventualmente rinviate alla edizione 2020.

Info: Marco Savini ( ANED) 328 922 74 94
Monica Garbelli ( ANPI ) 349 290 49 35
Annalisa Alessio 340 570 22 67


giovedì 15 febbraio 2018

Un giorno come oggi, 15 febbraio 1926


Le considerazioni di Annalisa Alessio e Mario Albrigoni, membri della segreteria Provinciale di ANPI Pavia, sull'antifascismo di Piero Gobetti.


Riflettendo sul pensiero di Piero Gobetti, il "meno italiano" degli antifascisti. 

La lentezza e la pur encomiabile fatica con cui sono stati prodotti i recenti strumenti normativi di contrasto al fascismo, quali, ad esempio, i regolamenti comunali o, caso di questi giorni, l’estenuante dibattito che ha impegnato il consiglio comunale di Mantova annullare il provvedimento che, 94 anni fa attribuiva la cittadinanza onoraria al duce del fascismo, forse più ancora degli episodi di piazze, gazebi e cimiteri da cui si levano saluti romani, per tacere di episodi squadristi come a Como, stanno a dimostrare che l’antifascismo, pur innervato nella Costituzione, non è il paradigma consolidato e diffuso di “autoriconoscimento” degli italiani.
Intiepidito come "patto sulle procedure" durante la prima repubblica, o quietamente smarrito in salvifico accordo contro ogni violenza, spesso declinando al tempo stesso la mai sopita voluttà di una memoria equidistante tra “neri” e “rossi”, proprio ora che il fascismo torna ad occupare sotto diverse sigle il palcoscenico di una politica spesso ridotta all’esibizione sgrammaticata di vacue promesse, l’antifascismo sembra diventare terra di nessuno e terra di tanti, indifferentemente accomunati dalla generica pietà per i caduti partigiani o da un altrettanto generico appello alla Costituzione, allora ultimo frutto di una lotta durata venti mesi, e, oggi settant’anni dopo, in troppe sue parti, mai rigorosamente applicata.
Noi che scriviamo non siamo estranei alla fatica di cercare le parole per proporre i valori dell’antifascismo al III millennio. Di quale antifascismo abbiamo bisogno noi, e il nostro Paese che, pure, il fascismo lo partorì e lo vide crescere, nella diffusa acquiescenza e nella autoassolutoria rivendicazione del “tengo famiglia” di tanti?
Forse le parole in cui maggiormente ci ritroviamo, e che vorremmo fossero a fondamento dell’antifascismo di questo nuovo secolo, sono quelle del “meno italiano” degli antifascisti: Piero Gobetti, che muore esule in Francia in un giorno come oggi 15 febbraio 1926; e che in Francia riposa, lontano dal Paese di cui nella cortigianeria e nella demagogia, nella assenza di serietà e di responsabilità, nella disoccupazione intellettuale e morale, nel dannunzianesimo straccione e nella assenza di una etica civile, descrisse gli storici male del Paese che, in maniera determinante, avevano fornito radici al fascismo del ventennio.
"Noi non combattiamo specificatamente il ministero Mussolini, ma l’altra Italia” –scriveva Gobetti. Quell’Italia accomodante, preoccupata delle esigenze spicciole e del compromesso con la realtà, attenta al successo immediato e pratico che, sommessamente aggiungiamo noi, permise al fascismo un lungo e florido radicamento nello stato e nelle coscienze. Fenomeno tutto italiano che non può certo dirsi felicemente conchiuso all’indomani della lotta di Liberazione, che, pure, in talune sue componenti lucidamente vide (e combattè) nel fascismo i mali antichi del nostro paese, “la tradizione trasformista, unanimista, moderata, conformista e ministeriale, legalista e leguleia, corrotta nel suo gusto di quieto vivere e nel suo rifiuto della chiarezza, adoratrice della mediazione e dell’annacquamento" (cit. Revelli - De Luna, Fascismo e Antifascismo).
Mali che restano immutabilmente disegnati nelle cronache del presente.
“Non può essere morale chi è indifferente” scriveva Gobetti, rivendicando il paradigma di una “incrollabile intransigenza”, valore fondante di un antifascismo disperatamente etico, e perciò disperatamente affidato al futuro di “un’altra rivoluzione”. Meno di ogni altra interpretazione dell’antifascismo comprimibile all’interno del mero arco temporale del fascismo, il canone dell’antifascismo etico di Piero Gobetti ci sembra, ora e qui, quello che davvero può essere destinato a produrre le parole nuove di cui abbiamo bisogno.


giovedì 8 febbraio 2018

Una formazione partigiana meticcia nella provincia di Macerata


Appunti di Wu Ming sulla composizione della banda "Mario", formazione partigiana meticcia operativa nel maceratese.

Settantaquattro anni fa, alle pendici del Monte San Vicino, in provincia di Macerata, combatteva il nazifascismo una delle prime formazioni partigiane d’Italia: la banda “Mario” di San Severino Marche.
Il comandante, Mario Depangher, era nato a Capodistria nel 1897 e già a quattordici anni si era iscritto al Movimento Giovanile Socialista. Dopo vent’anni passati tra scioperi, arresti, espatri e clandestinità, si ritrovò nel ’32 al confino di Ponza, con Sandro Pertini, poi a Ventotene, e infine internato a San Severino. Qui, poco dopo la caduta di Mussolini, cominciò a organizzare un gruppo di antifascisti armati. Già il 14 settembre, sei giorni dopo l’Armistizio, attaccavano un deposito di munizioni, prelevando bombe a mano, caricatori e granate per mortai da 45.

mercoledì 7 febbraio 2018

Foibe - Storia di un film che non esiste


Una scena del film Foibe, co-produzione Italia/USA, 2013. In una delle sequenze più rigorose dal punto di vista storiografico, il maresciallo Tito - magistralmente interpretato da Alessandro Haber - dà personalmente l'ordine di gettare diecimila italiani nella foiba di Basovizza.
Come ogni anno, il 10 febbraio si sprecano le iniziative in occasione del Giorno del Ricordo. Molte sono accomunate dalla presenza di immagini e descrizioni tossiche, utilizzate in maniera scorretta. 
Funzionale alla ricostruzione delle complesse vicende del confine orientale, riproponiamo una riflessione del collettivo Nicoletta Bourbaki.


E così, di nuovo, e ormai con una certa stanchezza, arriva il 10 Febbraio. Il Cuore nel pozzosarà trasmesso per l’undicesima volta su Rai74, vedremo pubblicata la foto della fucilazione di Dane su diversi siti e giornali e sentiremo le boutades di qualche associazione di esuli. Immancabili le interviste a Cristicchi.
Raccontare la storia al grande pubblico non è mai facile, soprattutto se si tratta di vicende complesse. Più parti se ne occultano, più il quadro risulta incomprensibile. Ma solo aggiungendo l’arroganza di un forte movente politico e una regia mediocre si è potuti arrivare a quello che è il discorso sulle foibe in Italia.
Nonostante l’impegno, l’entusiasmo, i finanziamenti e il consenso bipartisan il Giorno del ricordo è “andato storto”, a partire dalla data scelta.
Non certo per mancanza di alternative, la ricorrenza è stata fissata nell’anniversario della ratifica del Trattato di Pace di Parigi, 10 febbraio 1947, data in cui l’Italia – sconfitta nella guerra che aveva combattuto al fianco di Hitler – si impegnava a restituire tutte le colonie e buona parte dei territori annessi in Istria e Dalmazia.
Per molti italiani un giorno infausto, che li ha trasformati in vittime di un’ingiustizia.

lunedì 5 febbraio 2018

Nell’ottantesimo anniversario, l'ANPI Provinciale promuove una mostra fotografica e documentaria sui bombardamenti fascisti sulla Catalogna durante la Guerra Civile Spagnola. L’avvenimento è poco conosciuto ma molto significativo, in quanto rappresenta uno dei primi episodi di bombardamenti su civili indifesi e su una grande città europea. La mostra è stata sinora presentata in 60 città per un totale di 87 esposizioni tra cui Roma (biblioteca della Camera dei Deputati), Milano (Casa della Memoria), Genova ( Palazzo Ducale) Venezia (Università Cà Foscari). La guerra Civile Spagnola (1936-1939) fu il primo conflitto armato in cui l’aviazione rivestì un ruolo decisivo. I ripetuti bombardamenti che colpirono la “zona repubblicana” inaugurarono un nuovo modello di scontro bellico, all’interno del quale la retroguardia si convertì in fronte di guerra e la popolazione civile in bersaglio per il nemico. Questa mostra ci introduce ai bombardamenti della Catalogna che produssero migliaia di morti, feriti e danni materiali. Inoltre si dà risalto alla resistenza delle cittadine e dei cittadini che costruirono centinaia di rifugi antiaerei per far fronte agli attacchi indiscriminati dell’aviazione fascista italiana e tedesca che appoggiava militarmente l’esercito franchista. L’importanza di questa guerra sta anche nel fatto che si tratta del primo episodio di antifascismo europeo, il primo momento in cui vennero coinvolti nella lotta armata migliaia di antifascisti provenienti da tutte le parti del mondo.
Ideazione: Memorial Democratic di Barcellona e Centro Filippo Buonarroti di Milano
Curatori: Centro Filippo Buonarroti di Milano e Associazione AltraItalia di Barcellona.
La mostra si apre a Pavia, venerdì 9 febbraio alle ore 18:00 presso lo spazio in Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria, 4 - con la presenza di Cristina Muccioli (Accademia di Brera per una illustrazione del dipinto Guernica), e prosegue a Vigevano come da dettagli indicati in locandina.