sabato 30 settembre 2017

Dopo l'incontro delle sezioni ANPI del territorio e  della nostra segreteria con il Prefetto di Pavia, di recentissima nomina diffondiamo il nostro comunicato e ringraziamo tutti coloro che vi hanno partecipato.



La prima frontiera contro il fascismo risiede nella coscienza di ogni uomo libero e giusto; e il primo impegno di ANPI sta nella ricostruzione delle categorie fondanti della democrazia e della partecipazione civile. 
E’ stato in questo spirito che, ieri, la segreteria provinciale ANPI e i rappresentanti delle sezioni territoriali della nostra organizzazione hanno incontrato il prefetto di recentissima nomina a piazza Guicciardi, Attilio Visconti. 
Sono state due ore di un incontro leale e produttivo, in cui in tanti abbiamo preso la parola - e non solo per ringraziare il Prefetto dell’attenzione concretamente dimostrata verso la nostra associazione - che, nata nel giugno ’44, fermamente continua il proprio lavoro per la trasmissione della viva memoria della lotta di liberazione nazionale, contro ogni forma di indifferenza civile, contro il fascismo del nuovo millennio e contro le mille forme di razzismo e di xenofobia.

lunedì 25 settembre 2017

Bella ciao, Ornella Andreani Dentici

Noi vogliamo ricordarla come la ragazza che, una notte, nascostasi in Aula Volta, (foto) dopo la chiusura del palazzo centrale dell’Università di Pavia, andò tappezzandone le mura di scritte antifasciste e antitedesche. Erano con lei gli amici Dante Faccioli e Franco Andreani, che sarebbe diventato suo marito. In tre che erano, avevano un solo revolver. E solo di questo armati, nella città inquieta e impaurita, andarono “ad innalzare una bandiera rossa sulla torretta dell’orologio che si affaccia sulla centralissima Strada Nuova, a pochi metri dalla prefettura e dalla sede della Federazione neofascista” (cit. Giulio Guderzo l’altra guerra).
Quando, finito il coprifuoco e la ragazza Ornella con i suoi due compagni se ne uscì dal portone dell’Università, sulla torretta dell’orologio rosseggiava una scritta: “ Giustizia e Libertà”. 
Il fascismo aveva le ore contate.
Noi non sappiamo se furono proprio le mani della ragazza Ornella a tracciare la scritta della riscossa e le sue dita ad innalzare la bandiera che cantava alla Liberazione. Ma sappiamo che ad unirla ai suoi compagni antifascisti era un grande coraggio e, forse più ancora, una immensa, incandescente voglia di vivere senza più guerra, in un Paese libero dalla oppressione e dalla barbarie che già le aveva ucciso il fratello Jacopo, studente antifascista, catturato dai militi della famigerata legione Muti, consegnato alle SS e deportato a Gusen II (uno dei sottocampi di Mauthausen ) dove sarebbe morto nel marzo ’45.
Mentre esprimiamo il nostro lutto per la scomparsa di Ornella Andreani Dentici, che in quella stessa Università sarebbe tornata, trascorrendovi una vita di studio, ricerca ed insegnamento, il nostro pensiero va alla generazione di Ornella e di Jacopo.
Cresciuti sotto il fascismo, da sé stessi, questi ragazzi seppero trovare il coraggio del no, le parole per dirsi antifascisti, e per contrastare nel fascismo, che, in spregio alle leggi della Repubblica, ancora oggi si manifesta, l’aberrazione estrema della violenza e la vergogna dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. 
Di quel “coraggio del no” e di una stessa vitale passione civile oggi abbiamo bisogno.


mercoledì 20 settembre 2017

Il caso Giuseppina Ghersi. Per avvicinarsi alla verità

A perfezionare il quadro sul caso Giuseppina Ghersi e sulle polemiche generate; sulla più vasta questione delle narrazioni tossiche, dei falsi storici, delle manipolazioni e degli inquinamenti, che stanno alla base della pericolosa operazione di revisionismo storiografico da più parti diffusa; giunge l'inchiesta del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, che volentieri consegniamo ai nostri lettori.



"Savona, 2012. Uno dei manifesti affissi dal partito «La Destra» e dall’associazione «Ragazzi del Manfrei». L’uccisione di Giuseppina Ghersi vi appare arricchita di dettagli che non si trovano in alcun documento giudiziario conosciuto, né in alcuna testimonianza resa all’epoca dalla famiglia. A rendere pubblici alcuni di questi documenti sono stati proprio i neofascisti, che però non hanno scrupoli nel divulgare versioni alterate, più «cariche» e turpi, per suscitare emozioni facili. Giuseppina è vittima non solo dei suoi carnefici, ma anche dei suoi “beatificatori”. Fare inchiesta è una necessità, per restituire alle storie il loro senso. Una necessità vitale. Buona lettura."

di Nicoletta Bourbaki 

La grande maggioranza dei commentatori che negli ultimi giorni si sono precipitati a esprimere giudizi indignati ed emettere sentenze a dir poco tardive sul caso Giuseppina Ghersi, non ne aveva mai sentito parlare prima del 15 settembre scorso, quando ne ha scritto – e vedremo in che modo – il Corriere della Sera.
Altri ne avevano forse un vago ricordo, per aver letto Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, che dedica alla storia mezza paginetta.
In realtà, nel Savonese le polemiche durano da oltre vent’anni. Il caso Ghersi è da tempo il cavallo di battaglia dell’estrema destra locale.

Anche stavolta, a rialzare il polverone sono stati i neofascisti. Le polemiche su un’annunciata targa in ricordo della tredicenne presuntamente uccisa «dai partigiani» hanno saturato i media locali, per poi travalicare i confini della Liguria. Quando lo “scandalo” è diventato nazionale, la narrazione tossica era già confezionata, pavloviana, perfetta, pronta per scatenare il linciaggio mediatico. «L’ANPI di Savona giustifica chi stuprò una bambina! Vergogna! «Chiudete l’ANPI di Savona!», ha intimato più di un pennivendolo, e gli attacchi velenosi all’ANPI nel suo complesso si sono sprecati, da parte non solo di fascisti ma anche di quelli che io-sono-antifascista-ma.

lunedì 18 settembre 2017

Appello per lo ius soli

L'Anpi provinciale si unisce alla mobilitazione di educatori e docenti a sostegno dello ius soli e dello ius culturae, e invita tutti a firmare affinché venga approvata la legge. In poche ore sono già state raccolte migliaia di firme a sostegno dell'appello lanciato dal maestro Franco Lorenzoni e dallo scrittore e insegnante Eraldo Affinati, il cui testo qui di seguito.


Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Come si manipola la storia. Il caso Giuseppina Ghersi


Troppo spesso narrazioni sommarie, incongruenti, prive di riscontri, vengono riprese senza le minime verifiche a garanzia di una informazione conforme. È successo ancora. Da Noli, nel savonese, dove il comune decide di intitolare una targa a Giuseppina Ghersi, tredicenne uccisa nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione, muove la polemica circa l'inopportunità di commemorare una ragazzina in camicia nera. Partono attacchi all'ANPI di Savona, accusato di “giustificare lo stupro di una bambina”, e le formazioni neofasciste strumentalizzano ad arte ricorrendo persino a falsi fotografici. È così che nascono e si diffondono pericolose bufale. Yàdad De Guerre ha condotto una analisi essenziale in cui linearmente viene smontato il caso e che pubblichiamo con piacere.


Il sangue dei vinti, le balle dei vivi e il fascismo dei fascisti
Passata la rabbia, in attesa che Nicoletta Bourbaki (il collettivo nato dai Wu Ming per combattere i falsi storici) finisca il suo lavoro intorno alla vicenda di Giuseppina Ghersi, voglio giusto mostrare quale sia lo stato di salute del giornalismo italiano e dell'antifascismo nell'era degli "alternative facts" e della retorica sulle "both sides". Prenderò in considerazioni le testate più importanti, tralasciando quelle locali (e i siti di informazione legati al territorio savonese come, a mo' di esempio, ivg.it e savonanews.it).

venerdì 15 settembre 2017

Per loro la guerra non era finita

In rete, la Volante Rossa viene ampiamente definita come “gruppo terroristico operante a Milano nel dopoguerra”. Questa denominazione parecchio approssimativa e di sapore revisionista, taglia via la storia autentica della Volante Rossa, nata nell’estate del 1945 come circolo ricreativo di via Conte Rosso presso la Casa del Popolo di Lambrate.
Forse, la Volante tale sarebbe rimasta, se la recrudescenza fascista dell’immediato dopoguerra e la pesantissima restaurazione antipopolare nelle fabbriche, non l’avesse progressivamente trasformata in un gruppo che si misura sul campo, al fianco degli operai di Milano, lungo il sottile confine tra legalità e illegalità.
A dar vita alla Volante Rossa, che prende nome dalla 85° Brigata partigiana della Valle d’Ossola, sono i figli di chi ha combattuto in montagna, sono i fratelli minori dei partigiani, sono talvolta ex partigiani (Angelo Maria Magni, Dante Vecchio, Otello Alterchi) delle Brigate Garibaldi o del III GAP di Milano, giovani uomini che faticosamente tentano di ritornare alla vita civile e che, ad ogni passo, si sentono traditi.

giovedì 7 settembre 2017

Spazi pubblici ai nazisti

Sempre più frequenti episodi, più o meno vistosi ma comunque carichi di densità simbolica, vedono l'assegnazione di sale pubbliche ad organizzazioni e associazioni di dichiarata ispirazione fascista e nazista. L'inchiesta del collettivo Nicoletta Bourbaki indaga tra gli orrori delle amministrazioni locali. Buona lettura.

No, nessun Comune è costretto a dare sale pubbliche ai nazi. Se lo fa è perché lo vuole.
Come è stato scritto su Giap alcuni giorni fa, l’inchiesta sui rapporti tra il PD e i neofascisti rovocato i primi scossoni. Il caso che ha smosso le acque è quello di Nereto – allargatosi velocemente al teramano, da Bellante alle esternazioni xenofobe su FB del segretario del PD di Alba Adriatica – dove si sono registrate diverse iniziative organizzate dall’associazione Nuove Sintesi (che fa parte del network di Lealtà e Azione) in comuni amministrati da sindaci del Partito democratico.