mercoledì 31 maggio 2017

Pavia bandisce i neofascismi

Dal 16 maggio a Pavia sono in vigore le modifiche ai regolamenti comunali volte a ostacolare le presenze neofasciste in città. Grazie a tali disposizioni, Pavia diventa il primo capoluogo italiano ad adottare misure simili. Il risultato costituisce una netta vittoria dell'antifascismo e di tutti gli antifascisti. Al riguardo proponiamo il redazionale di Patria Indipendente.

È il primo capoluogo di provincia a introdurre sanzioni amministrative vincolanti per il contrasto al neofascismo, al neonazismo, al razzismo e a qualsiasi discriminazione. Un risultato ottenuto anche grazie all’impegno dell’ANPI. La vergogna della manifestazione nera del 5 novembre 2016
Vietato il suolo pubblico di Pavia a chi si ispira a movimenti fascisti e nazisti. E durante le manifestazioni niente saluti romani, bandiere con simboli di ideologie nostalgiche, immagini di stampo razzista e omofobo. D’ora in poi nella città lombarda banchetti, sit-in, presidi e cortei saranno autorizzati dal Comune solo se i promotori sottoscriveranno una dichiarazione d’impegno a non esprimere contenuti contrari alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, alla Costituzione, alle leggi Scelba e Mancino e a qualsiasi discriminazione. Chi infrangerà le norme sarà passibile di una multa fino a 500 euro.

mercoledì 24 maggio 2017

Non siamo tutti morti!

Mamma Togni è un monologo di Franca Rame, poco conosciuto ma molto bello, realizzato elaborando la registrazione su nastro di una dichiarazione fatta da una donna, che poi è la protagonista del brano: Mamma Togni.
Mamma Togni (Giuseppina Modena) fu la madre di Lorenzo Togni, detto Enzo, partigiano comandante di distaccamento, colpito da una scheggia di mortaio che lo uccise durante la battaglia di Varzi, il 18 settembre 1944. La donna, fin dall'inizio collaborativa nell'attività partigiana del figlio, proteggendo e incoraggiando i giovani con cui entrava in contatto, si trasferì a Zavattarello dove si impegnò nelle cure infermieristiche di feriti e ammalati, continuando nella sua prodigalità anche dopo che Carlo Barbieri “Ciro” le portò la notizia della morte del suo unico figlio. Fu da quel momento che divenne la mamma di tutti i partigiani garibaldini, e in una sua lettera a Il garibaldino, organo di stampa delle formazioni Garibaldi, scrisse “se il mio cuore di madre piange, il mio orgoglio per l'ideale di libertà e di giustizia per il quale il mio unico adorato figlio ha offerto i suoi ventidue anni, mi fa ripetere a voi, miei figli di adozione, quello che un anno fa risposi quando Enzo mi disse «Mamma da troppo tempo viviamo nella menzogna. Ora basta, voglio combattere per un ideale, che forse può costarmi la vita, ma che è libertà e verità»: figli miei, un ideale vale più di una vita!” (Demuru C., La libertà non è un dono, Varzi, Edizioni Guardamagna, 2012).
Nel 1972, Mamma Togni, allora settantenne, fu interprete di una vigorosa contestazione al comizio del senatore missino Franco Maria Servello tenutosi a Montù Beccaria. Fermata dagli agenti di protezione, venne processata e assolta quattro anni dopo.
Il monologo fu rappresentato per la prima volta a Casteggio, sotto gli sguardi plaudenti dei vecchi protagonisti della Resistenza seduti in platea; oggi lo riproponiamo sul nostro blog, per rinnovare come non tutti siano morti.

venerdì 19 maggio 2017

Fenoglio paga sabato

Il vento resistenziale del nord è già sotto attacco e il governo partigiano di Ferruccio Parri è già oggetto del tiro incrociato della democrazia cristiana e del partito liberale che ne decreteranno la fine nel dicembre 1945, quando Beppe Fenoglio scrive “La paga del sabato”. Il libro verrà pubblicato anni dopo.
La morte, pur incidentale, del protagonista del romanzo, Ettore – che testualmente così rappresenta sé stesso “ io non mi trovo in questa vita perché ho fatto la guerra, e la guerra mi ha cambiato… da partigiano comandavo venti uomini…” – pone una lastra di piombo sui giorni del coraggio e di quella felicità civile che, pur tra spari e lutti, aveva accompagnato la lotta di liberazione, come testimonia Teresa Cirio, partigiana: “si rischiava la morte però talmente c’era gioia di vivere; anzi eravamo proprio felici perché sapevamo che facevamo una cosa importante”.
Emblematica narrazione della frustrazione di alcuni partigiani che, consegnate le armi, non trovano radice nella vita civile, in parecchi casi emarginati e disoccupati, quando non addirittura rinchiusi in manicomio (cit. Franzinelli, Una odissea partigiana) o mandati a processo - l’Italia fu l’unico Paese, in tutta l’Europa libera, a perseguire i propri partigiani, non spregiando l’utilizzo dei verbali della GNR-, la storia di Ettore riverbera sulle testimonianze di tanti ex combattenti.

mercoledì 10 maggio 2017

La voce dell'indescrivibile

La memoria come strumento di scelta. A trent'anni dalla scomparsa, la prosa di Primo Levi nell'ambito del progetto ANPI Provinciale "Diamo memoria al futuro - Alle radici della nostra Repubblica". Gli alunni della classe 5° GL dell'Istituto "Adelaide Cairoli" di Pavia hanno presentato una lettura scenica di alcuni brani "Se questo è un uomo" alternata a canti ebraici del Coro Alicanto, diretto da Antonella Gianese.
Regia di Letizia Bolzani.
Pubblichiamo il video dello spettacolo tenutosi giovedì 4 maggio, presso l'Auditorium della sede di Corso Garibaldi, a Pavia.






lunedì 8 maggio 2017

Una vita senza tregua

A dieci anni dalla scomparsa del leggendario comandante Giovanni Pesce, il suo nome entra nella toponomastica milanese. Il ricordo del 20 aprile scorso al Piccolo Teatro.




A dieci anni dalla scomparsa, il leggendario comandante partigiano Giovanni Pesce, Medaglia d’Oro al Valor Militare, avrà dedicata una strada a Milano, sua città d’adozione e in cui fu per un decennio eletto consigliere comunale. La giunta di Palazzo Marino deve ancora discutere e approvare la delibera, ma è già stata decisa la data dell’intitolazione: 27 luglio, giorno in cui “Visone”, nome di battaglia scelto in omaggio al paese natio, venne a mancare. Ancora da definire, inoltre, è la via da riportare nella toponomastica meneghina. Al momento le ipotesi sono due: una strada nei pressi di piazza Bonomelli, dove Pesce abitava con la moglie e staffetta partigiana Onorina Brambilla, oppure come proposto dall’Anpi provinciale, uno slargo vicino al giardinetto 15 Martiri di Piazzale Loreto.

sabato 6 maggio 2017

Una battaglia partigiana


Pubblichiamo l'intervento di Mauro Sonzini, responsabile ricerca Centro Documentazione Resistenza, in occasione della commemorazione della battaglia di Costa Pelata, il 23 aprile 2017.

L’articolo 5 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo, adegua principi e metodi della sua legislazione alle esigenze della autonomia e del decentramento”. E l’articolo 10: “Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”.
Vorrei cominciare da un elemento personale che forse vi aiuterà ad inquadrare il mio singolare punto di vista. Nel corso della mia vita ho a lungo provato prima a pensare e poi a dire ciò che ritenevo giusto fare. Ho però sempre cercato le opinioni contrarie, soprattutto quando non le ho condivise, non per lealtà ma perché l’incontro e il confronto m’arricchiscono, mi forniscono ulteriori strumenti di comprensione e d’azione. Fra pochi giorni tuttavia inizierò il mio cinquantottesimo anno di vita, età che nella frenesia di far in fretta la cosa giusta molti di coloro che celebriamo, neppur consideravano: mi trovo dunque in un’età in cui forze e obiettivi vanno accuratamente commisurati pena lo spreco e il fallimento. Di fronte allo spreco delle forze e al fallimento degli obiettivi, ho provato ancora prima a pensare e poi a dire cosa ritenevo giusto fare. Se nei consessi collettivi di cui ho fatto parte e di cui son stato dirigente, l’avessimo ritenuto giusto, se avessimo tutti deciso d’impegnarci per tali obiettivi, non avrei avuto ragione di lasciare. Ma per vari motivi non lo si è ritenuto. Son anzi stato tacciato di voler fare il mio partito, il mio movimento, la mia associazione, e ad accusarmi son stati coloro che il loro partito, il loro movimento, la loro associazione, poi se li son davvero fatti. Comunque non essendo divenuto il mio proposito proposito di tutti ho ritenuto giusto farmi da parte. Non che non m’interessi, solo per evitar spreco delle forze e fallimento degli obiettivi ho ritenuto giusto occuparmi d’altro. Tale scelta mi porta a starmene appartato, al limite dell’asocialità e della misantropia. Mi tengo solo lo studio: lo studio non conosce spreco né fallimento. Qualcuno comunque lo considera egoismo.

lunedì 1 maggio 2017

La memoria consegnata 3

Montebello - Stefano Quaquarini
Aldo dice 26x1” con queste parole il Comitato di Liberazione Nazionale si rivolge a tutti i comandi partigiani di zona…è l’inizio della insurrezione, che, culminando nel giorno del 25 aprile, dopo venti mesi di lotta, vede la liberazione da parte dei partigiani dei paesi e delle città del nord Italia.
Nel nostro Oltrepò i reparti partigiani sotto la guida di Maino, dell’Americano, di Fusco e del nostro Ciro, liberavano Casteggio, Voghera, Stradella e poi Pavia.
Nessuno di noi può dimenticare lo scatto fotografico che consegna alla nostra memoria l’immagine di Ciro Barbieri che entra in Pavia alla guida della Divisione Crespi.
Sarà ancora Ciro con alcuni reparti di partigiani dell’Oltrepò ad entrare tra i primi a Milano e sarà Ciro, all’indomani della Liberazione di Milano, ad essere chiamato ad assolvere un altro compito, assai delicato.
Nell’immaginario collettivo la Resistenza è rappresentata dai partigiani vittoriosi che sfilano tra ali di folla.
Ma questa immagine felice è il frutto di una lotta durissima e sanguinosa, che ha visto il sacrificio di mille antifascisti, partigiani e civili, donne, bambini e anziani rastrellati e massacrati nel corso di tante stragi perpetrate nel nostro Paese, che all’otto settembre comincia il cammino per la riconquista della libertà e della dignità, contro la vergogna e l’orrore di un ventennio di dittatura che aveva portato l’Italia in guerra, quale alleato subalterno alla potenza del grande Reich di Hitler.