giovedì 14 dicembre 2017

Perché crescono i neofascismi

Riportiamo l'intervista apparsa su Patria Indipendente, a Aldo Tortorella, partigiano, giornalista, filosofo, parlamentare, dirigente comunista, in cui si affronta il tema relativo al dilagare del fenomeno neofascista.

Sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto avveniva – per esempio – agli anni Settanta, alcune formazioni neofasciste godano di un consenso sociale non particolarmente elevato, ma in costante crescita, tant’è che riescono ad eleggere una rappresentanza in vari Comuni, da Bolzano a Todi, da Lucca ad Arezzo a tanti altri. E ad Ostia, com’è noto, CasaPound ha ottenuto un significativo risultato elettorale. C’è il rischio della formazione di una base sociale più o meno estesa a sostegno di queste formazioni politiche?
Certo. Il pericolo è più che evidente. La crisi economica unitamente alla perdita di competitività con la moneta unica (cioè con la fine delle ‘svalutazioni competitive’) ha generato molti danni sociali. È stata persa quasi il 30% della manifattura. Molte piccole e medie aziende sono state spazzate via. Ciò ha determinato direttamente e indirettamente la rovina di molti, l’impoverimento del ceto medio, l’aggravamento della disoccupazione già pesante per le nuove tecnologie sostitutive di lavoro umano. Le forze maggioritarie della sinistra non hanno capito quello che succedeva e hanno riposto tutte le loro speranze nella linea economica neoliberista gestendola dal governo o non combattendola dall’opposizione. L’esempio fu Blair in Inghilterra e Clinton negli stati Uniti con i loro imitatori italiani e di altri paesi. In tutto il mondo sviluppato ciò ha generato zone di comprensibile rancore di quanti erano (e sono) a disagio o alla disperazione. Un rancore che si è rivolto contro l’establishment moderato (cioè contro i gruppi politici dirigenti) entro cui la sinistra maggioritaria si era venuta collocando. Logicamente ci si è rivolti altrove, e soprattutto a chi sembrava esterno al sistema di potere e portatore di una soluzione altra da quella discreditata. Ha pesantemente influito, in Italia, l’antica campagna antipartitica purtroppo alimentata da forme di corruzione endemica. L’imprenditore “che dà lavoro” è divenuto una figura di riferimento, quasi eroica. Il politico che “sa solo chiacchierare” e che in taluni casi viene scoperto a rubare o ad approfittare del suo ruolo diventa il nemico. Lo stesso metodo democratico fatto di diversità e di contrasto di opinioni diventa poco comprensibile, poi fastidioso, poi non più tollerato.

mercoledì 6 dicembre 2017

Antifascismo e cultura dello stupro



Direttamente dal blog dei Wu Ming, una disamina limpida e attenta, fondamentale anche per individuare le radici del maschilismo e del machismo diffusi, e troppo difficili da estirpare in una popolazione che ha subito venti lunghi anni di dittatura fascista.
Partendo dal caso Giuseppina Ghersi, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki questa volta concentra le proprie forze sull'analisi del sessismo che permea la storia, sia individuale sia collettiva, e le modalità con cui essa viene raccontata. Senza fare sconti a nessuno. Senza manipolazioni. Contro lo stupro. Sempre.

di Nicoletta Bourbaki 

INDICE
1. Cacciatori di «cute dead girls!»
2. Lo stupro nella narrazione maschile e machista
3. Uno stupro è “solo” uno stupro?
4. Genere e violenza nella guerra fascista
5. E nella guerra di liberazione in Italia?
6. I tic narrativi del caso Ghersi
7. Lo stupro “antifascista” di Parma
8. Antifascismo e questione di genere, un antico rimosso

1. Cacciatori di «cute dead girls!»

Una ragazzina bionda, poco più che bambina, adagiata nel fango e nella polvere come una bambola di pezza. Innaturale, scomposta, il vestito bianco ridotto a pezzi, sollevato a scoprire un corpo che lascia intuire ogni sorta di scempio.
Un’immagine indigeribile, che toglie le parole e riempie di orrore chiunque la guardi, anche per l’impossibilità di collocarla nel tempo e nello spazio.
Nessuno sa chi sia la giovanissima vittima ritratta nella fotografia.

venerdì 1 dicembre 2017

Como: un atto di squadrismo

Dichiarazione di Carla Nespolo per repubblica.it su due episodi di marca neofascista. A Como un gruppo skinhead irrompe in una riunione, a Verona un corso per avvocati viene introdotto da un'associazione che si richiama al nazismo.

Un'irruzione in pieno stile squadrista, ma con una pacatezza inquietante. Fermi, in piedi. Il cranio rasato, i bomber scuri. E un volantino. Letto a mo' di  "proclama" per dire "basta invasione", stop ai migranti e a chi li accoglie. Il blitz fascista e razzista  - di cui "Repubblica" mostra il video (diffuso in rete da Baobab Experience) - è andato in scena l'altra sera a Como. Gli autori sono una quindicina di naziskin del Veneto Fronte Skinhead, che - rende noto la questura - saranno tutti denunciati per violenza privata (già quattro dei partecipanti al blitz sono stati indetificati grazie alle immagini).


Che cosa è successo. In una sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni  a sostegno dei migranti. Migranti il cui flusso, da un paio d'anni, sta interessando Como (passa di qui una delle rotte dei profughi verso la Svizzera). Sono le 21.15 quando il gruppo di militanti neofascisti irrompe nei locali del Chiostrino. Il "portavoce" legge un volantino delirante in cui si parla di "sostituzione" del popolo europeo con dei "non popoli", e che dà contro a chi offre aiuti e assistenza ai migranti: i "soloni dell'immigrazionismo a ogni costo". "Per tutti voi figli di una patria che non amate più...", scandisce il capo del gruppo, mentre gli altri militanti sono disposti a semicerchio  intorno al tavolo dove siedono gli attivisti di Como Senza Frontiere.

martedì 21 novembre 2017

Mafia beach

Intervista a Federica Angeli, giornalista residente a Ostia e sotto scorta dal 2013, rilasciata a Giampiero Cazzato per Patria Indipendente.

Non le chiedete se c’è la mafia a Ostia. Perché con la soffocante presenza della mafia sul litorale romano Federica Angeli, giornalista di Repubblica, ci fa i conti da anni. Vive sotto scorta dal luglio del 2013, in seguito alle minacce ricevute per aver testimoniato su uno scontro a fuoco sotto le finestre di casa sua che vedeva coinvolti personaggi di spicco della criminalità locale. È andata dai carabinieri e ha raccontato quello che aveva visto. Qui, in questa striscia di Roma adagiata sul mare, denunciare e testimoniare è atto di straordinario coraggio. E altamente pericoloso. Sufficiente per finire nel mirino dell’antistato. Ancora prima le inchieste della cronista sul racket degli stabilimenti balneari le erano costate pesanti intimidazioni. A lei e alla sua famiglia.
Non chiedetele se c’è la mafia ad Ostia, perché Federica Angeli vi risponderà che c’è, eccome. E pure se non parla siciliano, non usa lupare o coppole, questa mafia autoctona permea di sé il territorio e inquina le istituzioni. Il 5 novembre nel X Municipio capitolino – sciolto due anni fa per infiltrazioni mafiose – CasaPound ha superato il 9 per cento: il 19 novembre ci sarà il ballottaggio tra la candidata grillina e quella del centrodestra e quei voti fanno gola. Anche se nessuno a parole li vuole. Tanto più ora, dopo l’arresto di Roberto Spada, fratello del capoclan Carmine, che ha mollato una testata al giornalista Rai, Daniele Piervincenzi, colpevole di essersi presentato davanti alla palestra di Spada a Nuova Ostia per chiedergli dei suoi legami con i cosiddetti fascisti del terzo millennio. Il gip che ha convalidato l’arresto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

martedì 14 novembre 2017

Ciao Ras, grazie per il tuo contributo alla Liberazione

Salutiamo il partigiano "Ras", all'anagrafe Guido Varesi, classe 1912 di Broni, combattente nella 52° Brigata d’assalto Garibaldi A. Capettini, e nella 88° Brigata d’assalto Garibaldi Casotti, entrambe impegnate nella lotta di Liberazione nell'Oltrepò Pavese. Raggiunge Maino, suo comandante e con lui in questa foto, e tutti i Partigiani e le Partigiane che scrissero quella emblematica pagina della nostra Storia chiamata Resistenza.
Debitori per il sacrificio grazie al quale ci hanno regalato la libertà, continuiamo, ora e sempre, nella Resistenza.


lunedì 13 novembre 2017

Tartarughe frecciate e inquinamento nero

CasaPound e il caso Ostia. I rapporti con Roberto Spada. I sondaggi. La presenza sul territorio. Le ripetute aggressioni. La showgirl. Le aperture dei noti volti tv verso “i fascisti del terzo millennio". Pubblichiamo l'inchiesta apparsa su Patria Indipendente.

La “linea del bagnasciuga” corre dall’Idroscalo di Ostia, lì dove nel novembre 1975 veniva barbaramente assassinato Pasolini, e arriva fin sotto le morbide dune del Villaggio Tognazzi, ai confini col comune di Pomezia. Solo che stavolta – a differenza del Mussolini che nell’ultimo discorso fatto alla riunione del Direttorio del Pnf il 24 giugno 1943 evocherà appunto quella linea «della sabbia dove l’acqua finisce e comincia la terra», come lembo dove fermare gli alleati – i fascisti di CasaPound potrebbero trasformare la spiaggia romana nella loro personalissima testa di ponte per partire alla conquista della Capitale, e dopo chissà.
Il 5 novembre qui si torna al voto dopo più di due anni di commissariamento. Correva il 27 agosto 2015 quando l’allora responsabile degli Interni, Angelino Alfano scioglieva il municipio per mafia: dalle spiagge, alle case popolari, dal verde pubblico alle strade non c’era praticamente nulla che sfuggisse alle mani della criminalità organizzata.
Il giudizio dell’allora prefetto di Roma ed attuale Capo della Polizia, Franco Gabrielli, all’indomani del commissariamento del municipio romano fu severo e senza appello. A Ostia e nell’entroterra il quadro criminale era preoccupante. E citava, Gabrielli, le «famiglie Fasciani, Spada e Triassi che hanno il pieno controllo del territorio». Fermiamoci sul clan Spada, famiglia di sinti italiani. Sette persone, ritenute parte del sodalizio, ad ottobre sono state condannate a più di 50 anni di carcere dalla quarta sezione del tribunale di Roma. Le accuse vanno dalle minacce alle violenze, dagli sfratti forzosi da alloggi popolari alle gambizzazioni. Un’organizzazione criminale che con metodi mafiosi avrebbe affermato in questi anni la sua supremazia sul litorale.

sabato 11 novembre 2017

Giurisprudenza: una questione culturale e sociale.

Sull'applicazione contraddittoria del reato di apologia di fascismo nella giurisprudenza recente, pubblichiamo con piacere l'analisi condotta dal giurista Luca Casarotti, membro del direttivo della sezione “Onorina Pesce Brambilla” di Pavia.

Nel marzo 2014, la prima sezione penale della Cassazione confermava la condanna inflitta sia in primo che in secondo grado a due militanti di Casapound, tra cui il futuro consigliere comunale di Bolzano Andrea Bonazza, per il reato di «manifestazioni fasciste» di cui all’art. 5 della Legge Scelba. Come si legge nella sentenza della Cassazione, il 10 febbraio 2009 i due avevano chiamato il «presente!» e fatto il saluto romano durante un presidio per il giorno del ricordo, a cui avevano presenziato una sessantina di neofascisti. La Corte d’appello di Trento, facendo eco alla Sentenza costituzionale n. 74 del 1958, aveva scritto:

«non tutte le espressioni di adesione al disciolto partito fascista possono integrare la condotta punibile ma solo quelle rese in pubblico e reputate idonee a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste; […] il cosiddetto saluto romano rappresenta una manifestazione esteriore propria e usuale di organizzazioni o gruppi tesi a diffondere idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale.»

mercoledì 8 novembre 2017

L'importanza delle parole

Con piacere pubblichiamo il saggio di Ernesto Bettinelli, insigne giurista già docente di diritto presso l'Università di Pavia, inserito nel volume collettaneo No razza, SI cittadinanza, curato da Manuela Monti e Carloalberto Redi.
Una precisa analisi giuridica circa l'opportunità di eliminare la parola "razza" dalla nostra Costituzione, nell'ambito del più ampio progetto che vede coinvolti genetisti, antropologi, storici, filosofi e studiosi di altre discipline, e che propone di emendare la Carta al fine di evitare l'utilizzo di un lemma odioso e privo di qualsiasi valenza scientifica, che costituisce unicamente il prodotto culturale di un dibattito sociale purtroppo mai sopito.



1. Nell’età dell’incertezza o della crisi delle certezze anche le categorie giuridiche utilizzate per classificare le costituzioni a vocazione democratica meritano di essere rivisitate1 e, per molti versi, semplificate.
Un macro-criterio attuale di distinzione potrebbe essere la loro attitudine evolutiva a includere piuttosto che a escludere la realtà in continua trasformazione che si manifesta oltre le frontiere dei rispettivi ordinamenti e a far prevalere le ragioni della verità e dell’umanità su quelle della stretta” sovranità e della difesa dei “propri” popoli2.
La tensione tra questi due poli è tipica delle costituzioni storiche, esito di processi rivoluzionari e/o di liberazione da situazioni di oppressione di varia origine ed epoca. L’adesione ai valori di una convivenza universale si confronta e non di rado si scontra con i persistenti richiami ai tradizionali concetti della territorialità e della sua salvaguardia. Cosicché in queste costituzioni un linguaggio rivolto al presente-futuro coesiste con un linguaggio rivolto al presente-passato.

QUI il testo integrale.


lunedì 6 novembre 2017

Concorso "Alla scoperta della Resistenza"

La sezione ANPI di Varzi indice per l'anno 2018 il concorso “Alla scoperta della Resistenza”, avente per tema «Esercizi di Memoria». L'iniziativa, giunta ormai alla sua quarta edizione, vede ogni anno un significativo incremento di adesioni, con la partecipazione di autori, sia studenti sia adulti, provenienti da tutto il territorio nazionale.
Attraverso i concorsi precedenti si è anche avuto modo di portare alla cronaca luoghi e fatti locali dimenticati, come la “Casa del Partigiano”, sul monte Crocetta, sovrastante Nivione di Varzi, e per anni ignorata; luogo da cui mosse la spedizione partigiana del 18 settembre 1944, al comando di Primula Rossa, che portò alla liberazione di Varzi dall'occupazione nazi-fascista.
Nella nuova edizione, i partecipanti saranno impegnati, attraverso i loro elaborati prodotti in forma di saggio, racconto, intervista, poesia, album di fotografie con didascalie, in formato DVD, fumetti, espressioni pittoriche, ecc. a mantenere viva la Memoria collettiva, per mezzo di rappresentazioni di luoghi, azioni e storie della Resistenza che rischiano di andare perduti.
Le indicazioni circa le modalità di partecipazione sono consultabili sul sito concorsiletterari.it alla pagina dedicata al nostro concorso.



giovedì 2 novembre 2017

Non facciamo sconti a Cesare Forni

Cesare Forni con Benito Mussolini nel 1921 a Mortara
Crediamo che commemorare un personaggio come Cesare Forni in un luogo finalizzato alla diffusione della cultura, quale la Biblioteca civica di Sartirana Lomellina, sia quanto meno fuori luogo.
A giustificazione gli organizzatori addurranno certamente il fatto, inserita nell’ambito della rassegna “Dell’elmo di Scipio” (che si tiene in Biblioteca da qualche anno a questa parte), la iniziativa sarà “solo e soltanto” circoscritta alla esperienza militare di Cesare Forni.
Tuttavia noi crediamo che non sia una operazione corretta svincolare la storia di Forni dal suo proseguo che lo vide, con ruolo dirigente, tra gli squadristi che, nel novarese prima, e nella nostra Lomellina dopo, andarono stroncando a mano armata, e al soldo degli agrari, la riscossa popolare degli anni ’20.
Furono le botte, l’olio di ricino, le revolverate contro contadini e braccianti ad opera dei “fasci di educazione e difesa sociale”, poi denominati “fasci lomellini di combattimento” a ripristinare, contro le lotte e le conquiste bracciantili, l’ “onnipotenza padronale” nelle campagne (cit. Angelo Tasca in Nascita e avvento del fascismo).
Cesare Forni fu uomo di questa stagione, nuovamente sulla prima linea fascista nell’assalto alla libera municipalità della città di Milano, che – anno 1922 – precede di poco la marcia su Roma di cui ancora Forni fu attivo protagonista alla guida di “reparti” lombardi fascisti, per poi dissentire dal fascismo, forse perché il fascismo, incarnatosi nello Stato, limitò il proprio agire repressivo, di cui Forni restò duro sostenitore.

mercoledì 1 novembre 2017

Pavia nei valori dell'antifascismo

Il 5 novembre in piazza Vittoria. Con le associazioni, il Comune, i cittadini democratici e la musica della Corte dei miracoli.
Le parole di Carlo Rosselli, combattente contro i golpisti nella guerra di Spagna, ammazzato, nel giugno '37, dai sicari del duce in terra di Francia, definiscono quello che siamo, quello che vogliamo; quello che non siamo; quello contro cui ci misuriamo. Ora e sempre.

giovedì 26 ottobre 2017

L'antifascismo in marcia

Nell’ambito del programma “ANPI IN MARCIA” promosso a livello nazionale dalla nostra Associazione, ed esprimendo un forte richiamo alle istituzioni perché limpidamente mostrino il proprio volto antifascista, oramai quasi quotidianamente oltraggiato da manifestazioni fasciste, razziste e xenofobe, che, in varie forme e sotto diverse sigle, si diffondono nelle nostre città, spesso assumendo a pretesto l’omaggio ai defunti, ANPI Provinciale Pavia propone sabato 28 ottobre h. 9.30 presso Sala Vanzati Camera del Lavoro via Damiano Chiesa 2 Pavia una iniziativa di approfondimento e dibattito.
Relatore della nostra iniziativa, Ernesto Bettinelli, docente e studioso di alto profilo presso l’Università degli Studi di Pavia che introdurrà al tema “ Come nasce la Costituente”. 
Caso unico tra i Paesi sconfitti, l’Italia, grazie ai venti mesi combattuti per la libertà da una minoranza che, sola, scrisse il riscatto di un intero popolo, potè esercitare il diritto di voto eleggendo i propri rappresentanti nell’Assemblea Costituente.

Nel settantesimo anniversario della Costituzione, mentre un nuovo fascismo manifesta la propria aggressività e risfodera, con nuove parole d’ordine, il proprio lugubre arsenale simbolico, noi riteniamo sia urgente e necessario rinsaldare la conoscenza del dettato costituzionale, chiedendone la rigorosa e integrale applicazione e restituendo all’antifascismo il valore di paradigma fondante dell’espressione politica e della vita civile.

venerdì 20 ottobre 2017

L'altra faccia della medaglia

Storia di un gruppo di giovani che, stregati dal mito dannunziano, partirono per la grande guerra a cercare la “bella morte”.
E la scoprirono insanguinata brutale e atroce, consumata non solo negli assalti o nelle fetide trincee, ma anche sotto il fuoco amico di italianissimi plotoni di esecuzione.
Nel libro di Gianni Biondillo “Come sugli alberi le foglie”, una scrittura che emoziona e affascina ci restituisce la memoria non liturgica e non vanamente patriottica della guerra ’15 ’18.
Al centro del libro, in presentazione venerdì 20 ottobre h. 20.30 presso il Broletto di Pavia con l’autore, la figura di Antonio Sant’Elia, che il fascismo forzò e divorò fino a trasformarlo in “proprio eroe”, sottraendolo alla sua dimensione umana e civile di giovane ed audace architetto, capace di grandi intuizioni e di un indomito desiderio di sperimentazione.

La iniziativa è promossa da ANPI Provinciale Pavia e rappresenta un tassello del percorso intrapreso dalla nostra Associazione inteso a restituire verità ed autenticità alla grande guerra, evento epocale nella storia del nostro giovane Paese che, da poco raggiunta l’unità, sciaguratamente conobbe in trincea la prima grande esperienza di massa.

lunedì 16 ottobre 2017

"Porre la fiducia sulla legge elettorale è un fatto di particolare gravità"

"La Segreteria Nazionale dell’ANPI, apprendendo dalla stampa che il Governo ha posto la fiducia sulla legge elettorale, e ricordando che una netta presa di posizione fu assunta in occasione della fiducia sull’Italicum e in un recente intervento del Presidente nazionale sul tema, osserva che il fatto è certamente di particolare gravità, trattandosi della discussione di una proposta di legge elettorale, che dovrebbe godere di particolare ampiezza  di discussione e confronto e di assenza di limitazioni, proprio perché si tratta di materia direttamente collegata a princìpi e valori costituzionali come l’esercizio della sovranità popolare, la rappresentanza e il diritto dei cittadini alla partecipazione. Comprimere la discussione su una proposta di legge elettorale con un voto di fiducia, significa non solo imporre la volontà di una ipotetica maggioranza, ma anche precludere la possibilità di correzioni e modifiche anche migliorative, insomma di una vera ed approfondita discussione.

L’ANPI considera la rappresentanza, la partecipazione e il libero esercizio della sovranità popolare come valori imprescindibili e sottratti ad ogni valutazione di convenienza politica. Ne riafferma con forza l’importanza proprio in occasione del voto di fiducia e nel merito su una legge elettorale e nell’imminenza di una consultazione politica che chiamerà le cittadine e i cittadini a svolgere il proprio diritto-dovere di partecipazione."

La Segreteria nazionale ANPI
12 ottobre 2017


venerdì 13 ottobre 2017

Dalla memoria partigiana al presente antifascista

La memoria partigiana non rappresenta per noi l’armamentario della nostalgia; né si incarna in rituali retorici, ammantati di generici osanna alla libertà conquistata. La memoria partigiana viva e autentica impegna piuttosto la nostra Associazione a declinare nell’antifascismo la norma prima, e fondante, della Costituzione che – anno 1948 – scrive il riscatto del nostro Paese da una dittatura cresciuta al nostro stesso interno. Lo vediamo dilagare, il fascismo del nostro tempo; trovare spazi nelle nostre città, in un troppo diffuso laissez faire delle istituzioni; trovare eco in una inquietante equidistanza tra fascismo ed antifascismo che, a nostro avviso, ben descrive il sonnambulismo della ragione; e prendere la parola in ragione del “diritto di parola”, esteso anche a coloro i quali la libertà di parola l’hanno negata e ammazzata.
Ne sappiamo l’origine lontana nella ricostituzione, dicembre 1946, in partito parlamentare, utile alla vocazione antipopolare dei governi degli anni ’50. Ne ricordiamo la matrice stragista degli anni 70 e l’intreccio con pezzi di Stato deviati.
Oggi, in questo tempo sbandato, ci chiediamo se questo fascismo ancora non sia, almeno in alcune sue componenti, la traduzione xenofoba, rozza e imbarbarita di una trascuratezza etica, di una indifferenza amorale che, come scriveva Piero Gobetti, sta annidata nel profondo del sentire di questo nostro Paese. Un Paese, il nostro, che, non solo mai conobbe l’equivalente del processo di Norimberga, ma, frenato il vento del nord, e assenti i provvedimenti di epurazione nei corpi dello Stato, alimentò, anzi, nei decenni una memoria filistea, ampiamente auto assolutoria capace di produrre grandi architetture revisioniste che oggi riacquistano particolare baldanza.

lunedì 9 ottobre 2017

Scatti antifascisti


Ognuno di noi ha nel cuore un libro speciale sulle cui pagine è diventato antifascista.
Ognuno di noi, camminando lungo un sentiero, si è reso conto di seguire le orme dei partigiani che già lo avevano percorso.
Ognuno di noi sostando davanti ad un cippo ai caduti della guerra di Liberazione Europea ha deciso da che parte stare e ha scelto la bandiera dell’antifascismo e della libertà.
Ognuno di noi ha negli occhi un luogo che non dimenticherà mai.
Questo luogo si chiama Resistenza.

Racconta la tua storia di antifascista con una foto.

Partecipazione gratuita e aperta a tutti.
Inviare una email a:
scattiantifascisti@gmail.com entro il 10 dicembre 2017.

Indicare i dati anagrafici completi, un recapito telefonico e un indirizzo email attivo.
La proprietà degli scatti resta in capo agli autori.

Si accettano solo scatti in bianco e nero, fino ad un max di tre.
Eventuali didascalie massimo 90 caratteri.
Formato file jpg, max. 2500 pixel nel lato più lungo, 300 dpi.

Regolamento completo qui








venerdì 6 ottobre 2017

No razza, sì cittadinanza

“Le parole sono pietre”, scriveva Carlo Levi.
E il lessico che usiamo definisce chi siamo e quale mondo vogliamo.
Quando – anno 2017 leggiamo la parola “razza” – articolo tre della Costituzione - , noi, cittadini e abitanti del pianeta, non possiamo ritrovarci in essa, né da essa sentirci rappresentati.
Percepiamo anzi questa parola come incongruente intrusione nella splendida architettura lessicale e valoriale della Costituzione repubblicana.
Per questo, guardiamo con grande interesse alla prossima pubblicazione del volume collettivo “No razza, Sì cittadinanza” , curato da Manuela Monti e Carloalberto Redi, in presentazione il 12 ottobre h. 18:00 presso il Collegio Ghislieri, ringraziando il prof. Redi che ci ha fatto l’onore di invitarci.

giovedì 5 ottobre 2017

Nessun corteo fascista a Pavia

All’indomani dell’incontro, tenutosi in data 4 ottobre 2017 in Prefettura con il Prefetto Attilio Visconti, il Vice Prefetto Vicario Flavio Ferdani, i funzionari della Questura, della Digos e dei Carabinieri, il Presidente della Provincia di Pavia Vittorio Poma, il Sindaco di Pavia Massimo De Paoli, il consigliere comunale Davide Ottini (delegato dal Sindaco a seguire la vicenda 5 novembre), i Segretari provinciali di CGIL, CISL, UIL, il Responsabile ARCI Claudia Lucrezio, il Segretario UDU Luigi Profeta. Presenti per ANPI Provinciale Santino Marchiselli e Annalisa Alessio, dopo un ampio giro di interventi e un confronto serrato che si è protratto dalle 15 al tardo pomeriggio, il Prefetto ha espresso quanto segue:
verrà vietata la marcia para militare che, al rullo di tamburi, ed esibizione di simboli di marca fascista, con partenza dalla sede istituzionale dello spiazzo antistante Palazzo Mezzabarba, il 5 novembre dello scorso anno, ha oltraggiato la città capoluogo, costringendo la nostra organizzazione a compiere un gesto di disobbedienza civile, secondo una scelta condivisa in sede di Comitato Direttivo Provinciale;
la commemorazione di Emanuele Zilli verrà consentita solo ed unicamente in forma di presidio statico, così come era stato vanamente richiesto dalla nostra organizzazione lo scorso anno presso l’incontro in Prefettura del 4 novembre 2016;
il presidio statico si concentrerà esclusivamente in area Vul di Pavia in un arco temporale circoscritto e definito, in un orario che, secondo modalità intese a garantire il più efficace rispetto dell'ordine pubblico, sarà oggetto di ulteriore approfondimento tra i soggetti deputati all’ordine pubblico, Prefettura e Questura;
il presidio statico sarà oggetto di monitoraggio da parte delle forze dell’ordine che identificheranno immediatamente tutti coloro che in un qualsiasi modo violeranno la Costituzione, la legge Scelba o Mancino.
Anpi Provinciale, per il tramite dei propri rappresentanti, assolvendo al mandato a trattare ottenuto all’unanimità nell'ultima seduta del Comitato Provinciale ANPI, aderisce a quanto sopra esposto. Insieme ai soggetti presenti si valuteranno in una fase successiva eventuali altre iniziative da tenersi a Pavia.
Ribadiamo, quindi, che Anpi Provinciale e le Sezioni territoriali aderiranno e parteciperanno unicamente alle iniziative preventivamente ed unitariamente concordate.
Invitiamo i Presidenti a informare tempestivamente i rispettivi Comitati direttivi e gli iscritti, segnalando già l’appuntamento del 14 ottobre h. 21 presso Sala Vanzati Camera del Lavoro per l’iniziativa di formazione e dibattito “ Dalla memoria partigiana al presente antifascista”.
Contiamo sulla vostra attenta e puntuale collaborazione nel diffondere la presente nota.
Grazie a tutti.


La segreteria provinciale, 5 ottobre 2017

martedì 3 ottobre 2017

Inciampare per non dimenticare

Se la memoria dei singoli è fragile come sabbia, la memoria collettiva di una città è pesante, inscritta in materia destinata a rimanere, attraverso il tempo allacciando dall’una all’altra diverse e distanti generazioni.
Per questo, scriveremo una pagina del passato delle nostre città, e di alcuni che le hanno abitate, nelle “Stolpersteine”.
Nelle città d’Europa, da Colonia a Berlino, da Torino a Venezia, le pietre da inciampo affiorano dal selciato, quasi a trattenere il passo di chi è distratto; e il leggero chiarore della lastra di ottone, che le ricopre e reca inciso il nome di quanti ebbero la propria identità cancellata nel gorgo dello sterminio, è una dichiarata stilettata alla supina indifferenza di chi ha dimenticato o rimosso quello che è stato.

Traditi da chi credevano amico, come Rosa Gaiaschi di Pavia;
inseguiti e rastrellati nel fitto delle colline del Brallo, come cinque partigiani, imprigionati a Varzi, fino all’ultimo respiro sadicamente picchiati da un kapo di lager, come il ribelle Teresio Olivelli, prigionieri ammanettati di filo spinato in una guerra in cui ciascuno ebbe in sorte il dover scegliere da che parte stare, come Anna Botto, antifascista, maestra a Vigevano, o Egisto Cagnoni, nato a Broni, socialista, cervello e cuore dalla prima disperata trincea allo squadrismo fascista degli anni 20, donne e uomini, giovani e vecchi, vennero deportati e trasmutati in numero.
Oppositori al nazifascismo o esclusi dal cerchio magico della “perfezione ariana”, portatori di “sangue debole o infetto”, così da dover essere estirpati dal mondo ad opera di volonterosi e convinti carnefici, nei lager ebbero strappata l’identità e la vita.

sabato 30 settembre 2017

Dopo l'incontro delle sezioni ANPI del territorio e  della nostra segreteria con il Prefetto di Pavia, di recentissima nomina diffondiamo il nostro comunicato e ringraziamo tutti coloro che vi hanno partecipato.



La prima frontiera contro il fascismo risiede nella coscienza di ogni uomo libero e giusto; e il primo impegno di ANPI sta nella ricostruzione delle categorie fondanti della democrazia e della partecipazione civile. 
E’ stato in questo spirito che, ieri, la segreteria provinciale ANPI e i rappresentanti delle sezioni territoriali della nostra organizzazione hanno incontrato il prefetto di recentissima nomina a piazza Guicciardi, Attilio Visconti. 
Sono state due ore di un incontro leale e produttivo, in cui in tanti abbiamo preso la parola - e non solo per ringraziare il Prefetto dell’attenzione concretamente dimostrata verso la nostra associazione - che, nata nel giugno ’44, fermamente continua il proprio lavoro per la trasmissione della viva memoria della lotta di liberazione nazionale, contro ogni forma di indifferenza civile, contro il fascismo del nuovo millennio e contro le mille forme di razzismo e di xenofobia.

lunedì 25 settembre 2017

Bella ciao, Ornella Andreani Dentici

Noi vogliamo ricordarla come la ragazza che, una notte, nascostasi in Aula Volta, (foto) dopo la chiusura del palazzo centrale dell’Università di Pavia, andò tappezzandone le mura di scritte antifasciste e antitedesche. Erano con lei gli amici Dante Faccioli e Franco Andreani, che sarebbe diventato suo marito. In tre che erano, avevano un solo revolver. E solo di questo armati, nella città inquieta e impaurita, andarono “ad innalzare una bandiera rossa sulla torretta dell’orologio che si affaccia sulla centralissima Strada Nuova, a pochi metri dalla prefettura e dalla sede della Federazione neofascista” (cit. Giulio Guderzo l’altra guerra).
Quando, finito il coprifuoco e la ragazza Ornella con i suoi due compagni se ne uscì dal portone dell’Università, sulla torretta dell’orologio rosseggiava una scritta: “ Giustizia e Libertà”. 
Il fascismo aveva le ore contate.
Noi non sappiamo se furono proprio le mani della ragazza Ornella a tracciare la scritta della riscossa e le sue dita ad innalzare la bandiera che cantava alla Liberazione. Ma sappiamo che ad unirla ai suoi compagni antifascisti era un grande coraggio e, forse più ancora, una immensa, incandescente voglia di vivere senza più guerra, in un Paese libero dalla oppressione e dalla barbarie che già le aveva ucciso il fratello Jacopo, studente antifascista, catturato dai militi della famigerata legione Muti, consegnato alle SS e deportato a Gusen II (uno dei sottocampi di Mauthausen ) dove sarebbe morto nel marzo ’45.
Mentre esprimiamo il nostro lutto per la scomparsa di Ornella Andreani Dentici, che in quella stessa Università sarebbe tornata, trascorrendovi una vita di studio, ricerca ed insegnamento, il nostro pensiero va alla generazione di Ornella e di Jacopo.
Cresciuti sotto il fascismo, da sé stessi, questi ragazzi seppero trovare il coraggio del no, le parole per dirsi antifascisti, e per contrastare nel fascismo, che, in spregio alle leggi della Repubblica, ancora oggi si manifesta, l’aberrazione estrema della violenza e la vergogna dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. 
Di quel “coraggio del no” e di una stessa vitale passione civile oggi abbiamo bisogno.


mercoledì 20 settembre 2017

Il caso Giuseppina Ghersi. Per avvicinarsi alla verità

A perfezionare il quadro sul caso Giuseppina Ghersi e sulle polemiche generate; sulla più vasta questione delle narrazioni tossiche, dei falsi storici, delle manipolazioni e degli inquinamenti, che stanno alla base della pericolosa operazione di revisionismo storiografico da più parti diffusa; giunge l'inchiesta del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki, che volentieri consegniamo ai nostri lettori.



"Savona, 2012. Uno dei manifesti affissi dal partito «La Destra» e dall’associazione «Ragazzi del Manfrei». L’uccisione di Giuseppina Ghersi vi appare arricchita di dettagli che non si trovano in alcun documento giudiziario conosciuto, né in alcuna testimonianza resa all’epoca dalla famiglia. A rendere pubblici alcuni di questi documenti sono stati proprio i neofascisti, che però non hanno scrupoli nel divulgare versioni alterate, più «cariche» e turpi, per suscitare emozioni facili. Giuseppina è vittima non solo dei suoi carnefici, ma anche dei suoi “beatificatori”. Fare inchiesta è una necessità, per restituire alle storie il loro senso. Una necessità vitale. Buona lettura."

di Nicoletta Bourbaki 

La grande maggioranza dei commentatori che negli ultimi giorni si sono precipitati a esprimere giudizi indignati ed emettere sentenze a dir poco tardive sul caso Giuseppina Ghersi, non ne aveva mai sentito parlare prima del 15 settembre scorso, quando ne ha scritto – e vedremo in che modo – il Corriere della Sera.
Altri ne avevano forse un vago ricordo, per aver letto Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa, che dedica alla storia mezza paginetta.
In realtà, nel Savonese le polemiche durano da oltre vent’anni. Il caso Ghersi è da tempo il cavallo di battaglia dell’estrema destra locale.

Anche stavolta, a rialzare il polverone sono stati i neofascisti. Le polemiche su un’annunciata targa in ricordo della tredicenne presuntamente uccisa «dai partigiani» hanno saturato i media locali, per poi travalicare i confini della Liguria. Quando lo “scandalo” è diventato nazionale, la narrazione tossica era già confezionata, pavloviana, perfetta, pronta per scatenare il linciaggio mediatico. «L’ANPI di Savona giustifica chi stuprò una bambina! Vergogna! «Chiudete l’ANPI di Savona!», ha intimato più di un pennivendolo, e gli attacchi velenosi all’ANPI nel suo complesso si sono sprecati, da parte non solo di fascisti ma anche di quelli che io-sono-antifascista-ma.

lunedì 18 settembre 2017

Appello per lo ius soli

L'Anpi provinciale si unisce alla mobilitazione di educatori e docenti a sostegno dello ius soli e dello ius culturae, e invita tutti a firmare affinché venga approvata la legge. In poche ore sono già state raccolte migliaia di firme a sostegno dell'appello lanciato dal maestro Franco Lorenzoni e dallo scrittore e insegnante Eraldo Affinati, il cui testo qui di seguito.


Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.

Come si manipola la storia. Il caso Giuseppina Ghersi


Troppo spesso narrazioni sommarie, incongruenti, prive di riscontri, vengono riprese senza le minime verifiche a garanzia di una informazione conforme. È successo ancora. Da Noli, nel savonese, dove il comune decide di intitolare una targa a Giuseppina Ghersi, tredicenne uccisa nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione, muove la polemica circa l'inopportunità di commemorare una ragazzina in camicia nera. Partono attacchi all'ANPI di Savona, accusato di “giustificare lo stupro di una bambina”, e le formazioni neofasciste strumentalizzano ad arte ricorrendo persino a falsi fotografici. È così che nascono e si diffondono pericolose bufale. Yàdad De Guerre ha condotto una analisi essenziale in cui linearmente viene smontato il caso e che pubblichiamo con piacere.


Il sangue dei vinti, le balle dei vivi e il fascismo dei fascisti
Passata la rabbia, in attesa che Nicoletta Bourbaki (il collettivo nato dai Wu Ming per combattere i falsi storici) finisca il suo lavoro intorno alla vicenda di Giuseppina Ghersi, voglio giusto mostrare quale sia lo stato di salute del giornalismo italiano e dell'antifascismo nell'era degli "alternative facts" e della retorica sulle "both sides". Prenderò in considerazioni le testate più importanti, tralasciando quelle locali (e i siti di informazione legati al territorio savonese come, a mo' di esempio, ivg.it e savonanews.it).

venerdì 15 settembre 2017

Per loro la guerra non era finita

In rete, la Volante Rossa viene ampiamente definita come “gruppo terroristico operante a Milano nel dopoguerra”. Questa denominazione parecchio approssimativa e di sapore revisionista, taglia via la storia autentica della Volante Rossa, nata nell’estate del 1945 come circolo ricreativo di via Conte Rosso presso la Casa del Popolo di Lambrate.
Forse, la Volante tale sarebbe rimasta, se la recrudescenza fascista dell’immediato dopoguerra e la pesantissima restaurazione antipopolare nelle fabbriche, non l’avesse progressivamente trasformata in un gruppo che si misura sul campo, al fianco degli operai di Milano, lungo il sottile confine tra legalità e illegalità.
A dar vita alla Volante Rossa, che prende nome dalla 85° Brigata partigiana della Valle d’Ossola, sono i figli di chi ha combattuto in montagna, sono i fratelli minori dei partigiani, sono talvolta ex partigiani (Angelo Maria Magni, Dante Vecchio, Otello Alterchi) delle Brigate Garibaldi o del III GAP di Milano, giovani uomini che faticosamente tentano di ritornare alla vita civile e che, ad ogni passo, si sentono traditi.

giovedì 7 settembre 2017

Spazi pubblici ai nazisti

Sempre più frequenti episodi, più o meno vistosi ma comunque carichi di densità simbolica, vedono l'assegnazione di sale pubbliche ad organizzazioni e associazioni di dichiarata ispirazione fascista e nazista. L'inchiesta del collettivo Nicoletta Bourbaki indaga tra gli orrori delle amministrazioni locali. Buona lettura.

No, nessun Comune è costretto a dare sale pubbliche ai nazi. Se lo fa è perché lo vuole.
Come è stato scritto su Giap alcuni giorni fa, l’inchiesta sui rapporti tra il PD e i neofascisti rovocato i primi scossoni. Il caso che ha smosso le acque è quello di Nereto – allargatosi velocemente al teramano, da Bellante alle esternazioni xenofobe su FB del segretario del PD di Alba Adriatica – dove si sono registrate diverse iniziative organizzate dall’associazione Nuove Sintesi (che fa parte del network di Lealtà e Azione) in comuni amministrati da sindaci del Partito democratico.

mercoledì 26 luglio 2017

Per i morti di Reggio Emilia

Il 7 luglio 1960 a Reggio Emilia, le forze dell'ordine uccidono cinque operai antifascisti durante una protesta contro il governo Tambroni. Per ricordare il sacrificio dei "morti di Reggio Emilia", invitiamo alla lettura dell'intervista che Silvano, fratello di Ovidio Franchi, ha rilasciato a Natalia Marino per Patria Indipendente. 


Il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione contro il governo Tambroni a Reggio Emilia cinque reggiani – Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli – furono uccisi dalle forze dell’ordine. Il sacrificio dei “morti di Reggio Emilia” diventa un simbolo della lotta per la democrazia e la loro memoria rimane impressa nelle generazioni successive. Abbiamo ripercorso i fatti di quella tragica giornata con Silvano Franchi, fratello di Ovidio.

lunedì 10 luglio 2017

Le donne del Reich

Dresda, 1945
La trasmissione di Paolo Mieli, passata in Rai qualche settimana addietro,  offre lo spunto per alcune considerazioni sulle donne del Reich e il silenzio assolutorio che le avvolse. Proponiamo la nostra riflessione, già in PatriaIndipendente.
Nella fame e nel lutto, nel dolore e nel pianto, ora, esse si asciugano gli occhi, si levano in piedi e prendono a spalare le macerie per ricostruire il focolare, la casa, la patria. Sono le donne del Reich. Anno “zero”, 1945.
Le immagini femminili scorrono sullo schermo, nella trasmissione di Paolo Mieli, proposta in Rai qualche settimana fa. Solo un cuore di ghiaccio potrebbe rimanere indifferente davanti alle facce smunte e ai fragili polsi di donna tremanti nella fatica. D’improvviso, mentre il servizio televisivo continua, noi ricordiamo quello che esso non mostra: dolci facce di donna osannanti tra le svastiche in immensa sfilata, nivei corpi armoniosi che orgogliosamente mostrano sé stessi quale paradigma di purezza ariana, tonde pance gravide amorosamente vegliate nelle cliniche del progetto Lebesborn, dita sottili e inanellate di donne e ragazze che, in volontaria ottemperanza alla Circolare “fidanzamento e matrimonio” di Himmler (31-12-1931), seguirono le estenuanti trafile della burocrazia razziale, per farsi fidanzate, spose, o compagne di letto in regime di legittimata bigamia, per uomini delle SS; consapevolmente costruttrici di una nuova comunità di stirpe, auto insignitasi come superiore, e perciò votata alla purificazione del mondo dagli scarafaggi di sangue debole e infetto.