lunedì 15 gennaio 2018

Inciampare per non dimenticare

"La montagna un giorno, è diventata una scelta. E ora è la nostra casa, il nostro letto, il nostro precario rifugio, qualche volta la nostra prigione, la nostra tomba" (cit. Del Boca, La scelta).

Domenica 14 gennaio sono state posate a Varzi le Pietre d'inciampo (Stolpersteine) in memoria di cinque partigiani catturati sulle montagne del Brallo, tradotti e ammazzati in lager.

Ugo Domenico Bozzi 1926-marzo 1945 assassinato in lager.
Mario Casullo 1928-marzo 1945 assassinato in lager.
Giacomo Centenaro 1925-marzo 1945 assassinato in lager.
Antonio Degli Alberti 1927-assassinato in mese imprecisato anno 1945 in lager.

Antonio Poggi 1924- marzo1945 assassinato in lager.

Gunter Demnig - artigiano della memoria, ideatore delle Pietre d'inciampo, monumento diffuso efficace a inscrivere nel tessuto urbano e sociale delle città europee la memoria dei cittadini deportati - ha realizzato la prima posa dell'edizione Inciampare per ricordare, progetto curato dal Comitato Provinciale Pietre da Inciampo Provincia di Pavia, con ANPI e ANED.

Un breve video che illustra le operazioni, realizzato dal nostro presidente provinciale Santino Marchiselli

Noi, che non abbiamo dimenticato.



martedì 2 gennaio 2018

Buon anno e buona Costituzione!

Molto spesso citata, ma poco conosciuta; a volte esaltata, ma non sempre compresa nella sua completezza; è il frutto di un lungo e aperto dibattito, prima nella Commissione dei Settantacinque e poi in Assemblea; ha settant'anni, ma non li dimostra: è la Costituzione della Repubblica Italiana. Straordinariamente ricca e attuale, continua a costituire l'oggetto di analisi e di studio per politologi, storici, costituzionalisti, e studiosi di diritto.
Apre con la disamina dell'articolo 1, la collana edita da Carocci, che, attraverso brevi saggi monografici, focalizzati sui primi dodici articoli della Carta, analizza in profondità i contenuti essenziali, in una prospettiva estranea alle celebrazioni retoriche, con l'obiettivo di sviscerare e ricomporre ciascun articolo all'interno di tre grandi cornici interpretative: la loro genesi storica, le tensioni scaturite nell'ambito del dibattito costituente e la loro effettiva applicazione e attualità. 
Pubblichiamo un estratto del primo volume, curato da Nadia Urbinati.

«L’art. 1 è la carta d’identità del nostro Paese: “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. In 24 parole sono contenute le premesse di tutti gli articoli che seguono: sui diritti fondamentali, su criteri e limiti delle relazioni civili, sociali ed economiche e sulla forma rappresentativa e parlamentare del governo. Si tratta di un incipit rivoluzionario, un rovesciamento di prospettiva rispetto al preambolo dello Statuto albertino che aveva retto l’Italia dal 1861: là era il monarca che, originariamente nella lingua dei suoi avi, il francese, “con lealtà di Re e con affetto di Padre” e “prendendo unicamente consiglio dagli impulsi” del suo “cuore” concedeva i diritti ai “regnicoli”; qui è l’Italia che nella sua lingua dichiara sé stessa direttamente, senza appellarsi a nessuna entità al di sopra o al di fuori di essa, e dove i suoi sudditi sono il sovrano.»


Fonte: Nadia Urbinati, ART. 1 Costituzione italiana, Carocci Editore

giovedì 14 dicembre 2017

Perché crescono i neofascismi

Riportiamo l'intervista apparsa su Patria Indipendente, a Aldo Tortorella, partigiano, giornalista, filosofo, parlamentare, dirigente comunista, in cui si affronta il tema relativo al dilagare del fenomeno neofascista.

Sembrerebbe che oggi, diversamente da quanto avveniva – per esempio – agli anni Settanta, alcune formazioni neofasciste godano di un consenso sociale non particolarmente elevato, ma in costante crescita, tant’è che riescono ad eleggere una rappresentanza in vari Comuni, da Bolzano a Todi, da Lucca ad Arezzo a tanti altri. E ad Ostia, com’è noto, CasaPound ha ottenuto un significativo risultato elettorale. C’è il rischio della formazione di una base sociale più o meno estesa a sostegno di queste formazioni politiche?
Certo. Il pericolo è più che evidente. La crisi economica unitamente alla perdita di competitività con la moneta unica (cioè con la fine delle ‘svalutazioni competitive’) ha generato molti danni sociali. È stata persa quasi il 30% della manifattura. Molte piccole e medie aziende sono state spazzate via. Ciò ha determinato direttamente e indirettamente la rovina di molti, l’impoverimento del ceto medio, l’aggravamento della disoccupazione già pesante per le nuove tecnologie sostitutive di lavoro umano. Le forze maggioritarie della sinistra non hanno capito quello che succedeva e hanno riposto tutte le loro speranze nella linea economica neoliberista gestendola dal governo o non combattendola dall’opposizione. L’esempio fu Blair in Inghilterra e Clinton negli stati Uniti con i loro imitatori italiani e di altri paesi. In tutto il mondo sviluppato ciò ha generato zone di comprensibile rancore di quanti erano (e sono) a disagio o alla disperazione. Un rancore che si è rivolto contro l’establishment moderato (cioè contro i gruppi politici dirigenti) entro cui la sinistra maggioritaria si era venuta collocando. Logicamente ci si è rivolti altrove, e soprattutto a chi sembrava esterno al sistema di potere e portatore di una soluzione altra da quella discreditata. Ha pesantemente influito, in Italia, l’antica campagna antipartitica purtroppo alimentata da forme di corruzione endemica. L’imprenditore “che dà lavoro” è divenuto una figura di riferimento, quasi eroica. Il politico che “sa solo chiacchierare” e che in taluni casi viene scoperto a rubare o ad approfittare del suo ruolo diventa il nemico. Lo stesso metodo democratico fatto di diversità e di contrasto di opinioni diventa poco comprensibile, poi fastidioso, poi non più tollerato.

mercoledì 6 dicembre 2017

Antifascismo e cultura dello stupro



Direttamente dal blog dei Wu Ming, una disamina limpida e attenta, fondamentale anche per individuare le radici del maschilismo e del machismo diffusi, e troppo difficili da estirpare in una popolazione che ha subito venti lunghi anni di dittatura fascista.
Partendo dal caso Giuseppina Ghersi, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki questa volta concentra le proprie forze sull'analisi del sessismo che permea la storia, sia individuale sia collettiva, e le modalità con cui essa viene raccontata. Senza fare sconti a nessuno. Senza manipolazioni. Contro lo stupro. Sempre.

di Nicoletta Bourbaki 

INDICE
1. Cacciatori di «cute dead girls!»
2. Lo stupro nella narrazione maschile e machista
3. Uno stupro è “solo” uno stupro?
4. Genere e violenza nella guerra fascista
5. E nella guerra di liberazione in Italia?
6. I tic narrativi del caso Ghersi
7. Lo stupro “antifascista” di Parma
8. Antifascismo e questione di genere, un antico rimosso

1. Cacciatori di «cute dead girls!»

Una ragazzina bionda, poco più che bambina, adagiata nel fango e nella polvere come una bambola di pezza. Innaturale, scomposta, il vestito bianco ridotto a pezzi, sollevato a scoprire un corpo che lascia intuire ogni sorta di scempio.
Un’immagine indigeribile, che toglie le parole e riempie di orrore chiunque la guardi, anche per l’impossibilità di collocarla nel tempo e nello spazio.
Nessuno sa chi sia la giovanissima vittima ritratta nella fotografia.

venerdì 1 dicembre 2017

Como: un atto di squadrismo

Dichiarazione di Carla Nespolo per repubblica.it su due episodi di marca neofascista. A Como un gruppo skinhead irrompe in una riunione, a Verona un corso per avvocati viene introdotto da un'associazione che si richiama al nazismo.

Un'irruzione in pieno stile squadrista, ma con una pacatezza inquietante. Fermi, in piedi. Il cranio rasato, i bomber scuri. E un volantino. Letto a mo' di  "proclama" per dire "basta invasione", stop ai migranti e a chi li accoglie. Il blitz fascista e razzista  - di cui "Repubblica" mostra il video (diffuso in rete da Baobab Experience) - è andato in scena l'altra sera a Como. Gli autori sono una quindicina di naziskin del Veneto Fronte Skinhead, che - rende noto la questura - saranno tutti denunciati per violenza privata (già quattro dei partecipanti al blitz sono stati indetificati grazie alle immagini).


Che cosa è successo. In una sala al primo piano del Chiostrino di Santa Eufemia era in corso una riunione di Como Senza Frontiere, una rete che unisce decine di associazioni  a sostegno dei migranti. Migranti il cui flusso, da un paio d'anni, sta interessando Como (passa di qui una delle rotte dei profughi verso la Svizzera). Sono le 21.15 quando il gruppo di militanti neofascisti irrompe nei locali del Chiostrino. Il "portavoce" legge un volantino delirante in cui si parla di "sostituzione" del popolo europeo con dei "non popoli", e che dà contro a chi offre aiuti e assistenza ai migranti: i "soloni dell'immigrazionismo a ogni costo". "Per tutti voi figli di una patria che non amate più...", scandisce il capo del gruppo, mentre gli altri militanti sono disposti a semicerchio  intorno al tavolo dove siedono gli attivisti di Como Senza Frontiere.

martedì 21 novembre 2017

Mafia beach

Intervista a Federica Angeli, giornalista residente a Ostia e sotto scorta dal 2013, rilasciata a Giampiero Cazzato per Patria Indipendente.

Non le chiedete se c’è la mafia a Ostia. Perché con la soffocante presenza della mafia sul litorale romano Federica Angeli, giornalista di Repubblica, ci fa i conti da anni. Vive sotto scorta dal luglio del 2013, in seguito alle minacce ricevute per aver testimoniato su uno scontro a fuoco sotto le finestre di casa sua che vedeva coinvolti personaggi di spicco della criminalità locale. È andata dai carabinieri e ha raccontato quello che aveva visto. Qui, in questa striscia di Roma adagiata sul mare, denunciare e testimoniare è atto di straordinario coraggio. E altamente pericoloso. Sufficiente per finire nel mirino dell’antistato. Ancora prima le inchieste della cronista sul racket degli stabilimenti balneari le erano costate pesanti intimidazioni. A lei e alla sua famiglia.
Non chiedetele se c’è la mafia ad Ostia, perché Federica Angeli vi risponderà che c’è, eccome. E pure se non parla siciliano, non usa lupare o coppole, questa mafia autoctona permea di sé il territorio e inquina le istituzioni. Il 5 novembre nel X Municipio capitolino – sciolto due anni fa per infiltrazioni mafiose – CasaPound ha superato il 9 per cento: il 19 novembre ci sarà il ballottaggio tra la candidata grillina e quella del centrodestra e quei voti fanno gola. Anche se nessuno a parole li vuole. Tanto più ora, dopo l’arresto di Roberto Spada, fratello del capoclan Carmine, che ha mollato una testata al giornalista Rai, Daniele Piervincenzi, colpevole di essersi presentato davanti alla palestra di Spada a Nuova Ostia per chiedergli dei suoi legami con i cosiddetti fascisti del terzo millennio. Il gip che ha convalidato l’arresto nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa ha riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso.

martedì 14 novembre 2017

Ciao Ras, grazie per il tuo contributo alla Liberazione

Salutiamo il partigiano "Ras", all'anagrafe Guido Varesi, classe 1912 di Broni, combattente nella 52° Brigata d’assalto Garibaldi A. Capettini, e nella 88° Brigata d’assalto Garibaldi Casotti, entrambe impegnate nella lotta di Liberazione nell'Oltrepò Pavese. Raggiunge Maino, suo comandante e con lui in questa foto, e tutti i Partigiani e le Partigiane che scrissero quella emblematica pagina della nostra Storia chiamata Resistenza.
Debitori per il sacrificio grazie al quale ci hanno regalato la libertà, continuiamo, ora e sempre, nella Resistenza.