martedì 14 novembre 2017

Ciao Ras, grazie per il tuo contributo alla Liberazione

Salutiamo il partigiano "Ras", all'anagrafe Guido Varesi, classe 1912 di Broni, combattente nella 52° Brigata d’assalto Garibaldi A. Capettini, e nella 88° Brigata d’assalto Garibaldi Casotti, entrambe impegnate nella lotta di Liberazione nell'Oltrepò Pavese. Raggiunge Maino, suo comandante e con lui in questa foto, e tutti i Partigiani e le Partigiane che scrissero quella emblematica pagina della nostra Storia chiamata Resistenza.
Debitori per il sacrificio grazie al quale ci hanno regalato la libertà, continuiamo, ora e sempre, nella Resistenza.


lunedì 13 novembre 2017

Tartarughe frecciate e inquinamento nero

CasaPound e il caso Ostia. I rapporti con Roberto Spada. I sondaggi. La presenza sul territorio. Le ripetute aggressioni. La showgirl. Le aperture dei noti volti tv verso “i fascisti del terzo millennio". Pubblichiamo l'inchiesta apparsa su Patria Indipendente.

La “linea del bagnasciuga” corre dall’Idroscalo di Ostia, lì dove nel novembre 1975 veniva barbaramente assassinato Pasolini, e arriva fin sotto le morbide dune del Villaggio Tognazzi, ai confini col comune di Pomezia. Solo che stavolta – a differenza del Mussolini che nell’ultimo discorso fatto alla riunione del Direttorio del Pnf il 24 giugno 1943 evocherà appunto quella linea «della sabbia dove l’acqua finisce e comincia la terra», come lembo dove fermare gli alleati – i fascisti di CasaPound potrebbero trasformare la spiaggia romana nella loro personalissima testa di ponte per partire alla conquista della Capitale, e dopo chissà.
Il 5 novembre qui si torna al voto dopo più di due anni di commissariamento. Correva il 27 agosto 2015 quando l’allora responsabile degli Interni, Angelino Alfano scioglieva il municipio per mafia: dalle spiagge, alle case popolari, dal verde pubblico alle strade non c’era praticamente nulla che sfuggisse alle mani della criminalità organizzata.
Il giudizio dell’allora prefetto di Roma ed attuale Capo della Polizia, Franco Gabrielli, all’indomani del commissariamento del municipio romano fu severo e senza appello. A Ostia e nell’entroterra il quadro criminale era preoccupante. E citava, Gabrielli, le «famiglie Fasciani, Spada e Triassi che hanno il pieno controllo del territorio». Fermiamoci sul clan Spada, famiglia di sinti italiani. Sette persone, ritenute parte del sodalizio, ad ottobre sono state condannate a più di 50 anni di carcere dalla quarta sezione del tribunale di Roma. Le accuse vanno dalle minacce alle violenze, dagli sfratti forzosi da alloggi popolari alle gambizzazioni. Un’organizzazione criminale che con metodi mafiosi avrebbe affermato in questi anni la sua supremazia sul litorale.

sabato 11 novembre 2017

Giurisprudenza: una questione culturale e sociale.

Sull'applicazione contraddittoria del reato di apologia di fascismo nella giurisprudenza recente, pubblichiamo con piacere l'analisi condotta dal giurista Luca Casarotti, membro del direttivo della sezione “Onorina Pesce Brambilla” di Pavia.

Nel marzo 2014, la prima sezione penale della Cassazione confermava la condanna inflitta sia in primo che in secondo grado a due militanti di Casapound, tra cui il futuro consigliere comunale di Bolzano Andrea Bonazza, per il reato di «manifestazioni fasciste» di cui all’art. 5 della Legge Scelba. Come si legge nella sentenza della Cassazione, il 10 febbraio 2009 i due avevano chiamato il «presente!» e fatto il saluto romano durante un presidio per il giorno del ricordo, a cui avevano presenziato una sessantina di neofascisti. La Corte d’appello di Trento, facendo eco alla Sentenza costituzionale n. 74 del 1958, aveva scritto:

«non tutte le espressioni di adesione al disciolto partito fascista possono integrare la condotta punibile ma solo quelle rese in pubblico e reputate idonee a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste; […] il cosiddetto saluto romano rappresenta una manifestazione esteriore propria e usuale di organizzazioni o gruppi tesi a diffondere idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale.»

mercoledì 8 novembre 2017

L'importanza delle parole

Con piacere pubblichiamo il saggio di Ernesto Bettinelli, insigne giurista già docente di diritto presso l'Università di Pavia, inserito nel volume collettaneo No razza, SI cittadinanza, curato da Manuela Monti e Carloalberto Redi.
Una precisa analisi giuridica circa l'opportunità di eliminare la parola "razza" dalla nostra Costituzione, nell'ambito del più ampio progetto che vede coinvolti genetisti, antropologi, storici, filosofi e studiosi di altre discipline, e che propone di emendare la Carta al fine di evitare l'utilizzo di un lemma odioso e privo di qualsiasi valenza scientifica, che costituisce unicamente il prodotto culturale di un dibattito sociale purtroppo mai sopito.



1. Nell’età dell’incertezza o della crisi delle certezze anche le categorie giuridiche utilizzate per classificare le costituzioni a vocazione democratica meritano di essere rivisitate1 e, per molti versi, semplificate.
Un macro-criterio attuale di distinzione potrebbe essere la loro attitudine evolutiva a includere piuttosto che a escludere la realtà in continua trasformazione che si manifesta oltre le frontiere dei rispettivi ordinamenti e a far prevalere le ragioni della verità e dell’umanità su quelle della stretta” sovranità e della difesa dei “propri” popoli2.
La tensione tra questi due poli è tipica delle costituzioni storiche, esito di processi rivoluzionari e/o di liberazione da situazioni di oppressione di varia origine ed epoca. L’adesione ai valori di una convivenza universale si confronta e non di rado si scontra con i persistenti richiami ai tradizionali concetti della territorialità e della sua salvaguardia. Cosicché in queste costituzioni un linguaggio rivolto al presente-futuro coesiste con un linguaggio rivolto al presente-passato.

QUI il testo integrale.


lunedì 6 novembre 2017

Concorso "Alla scoperta della Resistenza"

La sezione ANPI di Varzi indice per l'anno 2018 il concorso “Alla scoperta della Resistenza”, avente per tema «Esercizi di Memoria». L'iniziativa, giunta ormai alla sua quarta edizione, vede ogni anno un significativo incremento di adesioni, con la partecipazione di autori, sia studenti sia adulti, provenienti da tutto il territorio nazionale.
Attraverso i concorsi precedenti si è anche avuto modo di portare alla cronaca luoghi e fatti locali dimenticati, come la “Casa del Partigiano”, sul monte Crocetta, sovrastante Nivione di Varzi, e per anni ignorata; luogo da cui mosse la spedizione partigiana del 18 settembre 1944, al comando di Primula Rossa, che portò alla liberazione di Varzi dall'occupazione nazi-fascista.
Nella nuova edizione, i partecipanti saranno impegnati, attraverso i loro elaborati prodotti in forma di saggio, racconto, intervista, poesia, album di fotografie con didascalie, in formato DVD, fumetti, espressioni pittoriche, ecc. a mantenere viva la Memoria collettiva, per mezzo di rappresentazioni di luoghi, azioni e storie della Resistenza che rischiano di andare perduti.
Le indicazioni circa le modalità di partecipazione sono consultabili sul sito concorsiletterari.it alla pagina dedicata al nostro concorso.



giovedì 2 novembre 2017

Non facciamo sconti a Cesare Forni

Cesare Forni con Benito Mussolini nel 1921 a Mortara
Crediamo che commemorare un personaggio come Cesare Forni in un luogo finalizzato alla diffusione della cultura, quale la Biblioteca civica di Sartirana Lomellina, sia quanto meno fuori luogo.
A giustificazione gli organizzatori addurranno certamente il fatto, inserita nell’ambito della rassegna “Dell’elmo di Scipio” (che si tiene in Biblioteca da qualche anno a questa parte), la iniziativa sarà “solo e soltanto” circoscritta alla esperienza militare di Cesare Forni.
Tuttavia noi crediamo che non sia una operazione corretta svincolare la storia di Forni dal suo proseguo che lo vide, con ruolo dirigente, tra gli squadristi che, nel novarese prima, e nella nostra Lomellina dopo, andarono stroncando a mano armata, e al soldo degli agrari, la riscossa popolare degli anni ’20.
Furono le botte, l’olio di ricino, le revolverate contro contadini e braccianti ad opera dei “fasci di educazione e difesa sociale”, poi denominati “fasci lomellini di combattimento” a ripristinare, contro le lotte e le conquiste bracciantili, l’ “onnipotenza padronale” nelle campagne (cit. Angelo Tasca in Nascita e avvento del fascismo).
Cesare Forni fu uomo di questa stagione, nuovamente sulla prima linea fascista nell’assalto alla libera municipalità della città di Milano, che – anno 1922 – precede di poco la marcia su Roma di cui ancora Forni fu attivo protagonista alla guida di “reparti” lombardi fascisti, per poi dissentire dal fascismo, forse perché il fascismo, incarnatosi nello Stato, limitò il proprio agire repressivo, di cui Forni restò duro sostenitore.

mercoledì 1 novembre 2017

Pavia nei valori dell'antifascismo

Il 5 novembre in piazza Vittoria. Con le associazioni, il Comune, i cittadini democratici e la musica della Corte dei miracoli.
Le parole di Carlo Rosselli, combattente contro i golpisti nella guerra di Spagna, ammazzato, nel giugno '37, dai sicari del duce in terra di Francia, definiscono quello che siamo, quello che vogliamo; quello che non siamo; quello contro cui ci misuriamo. Ora e sempre.